Perché ho lasciato medicina?
Per capire perché ho lasciato, è importante sapere i motivi per cui ero entrato:
volevo provare a me stesso (forse inconsciamente agli altri?) di riuscire a passare il test
pressioni esterne (subdole, mai dirette) affinché facessi quella carriera
affascinato dalla materia, soprattutto dallo studio delle malattie (problem solving applicato all'essere umano)
affascinato dalla curiosità di medici che ho conosciuto (mio zio, medici su yt, racconti su mio nonno)
pensavo che sarei riuscito a stringere i denti per un po' per ottenere capitali per avviare un mio business
era la scelta "più ovvia" dal momento che ero bravo a scuola (si lo so, questa frase non ha molto senso, ma rimane un motivo che mi ha portato a...)
era un lavoro sicuro e potenzialmente remunerativo dal punto di vista economico (cosa che successivamente ho scoperto non essere una priorità rispetto al fare qualcosa che ti assorbe davvero, permettendoti di entrare in uno stato di flow)
Motivi per cui ho lasciato:
Troppo mnemonica. Passavo le mie giornate a leggere e imparare a memoria... Forse la situazione sarebbe migliorata dal quarto anno, ma non penso che sarei riuscito a tirare avanti così a lungo, per una speranza di miglioramento...
Mancava una componente essenziale: il problem solving. Si, si potrebbe obbiettare dicendo che sarebbe arrivato poi negli anni a venire. Ma parlando con medici, cercando informazioni su internet, e riflettendo, ho capito che non sarebbe stata comunque una componente primaria del mio lavoro quotidiano. Per la maggior parte del tempo avrei visto i soliti problemi, e avrei dovuto gestire un mucchio di burocrazia (certo, questo non vale per tutte le specializzazioni, ma ci torniamo più avanti)
Mi mancava la matematica. Mi mancava fare esercizi. Mi mancava mettere le mani in pasta. Il mio modo di apprendere è "costruire e sperimentare", non solo "memorizzare", anche se so adattarmi parecchio bene.
Ecco, parliamo un po' di AI. Il mondo in cui viviamo oggi è estremamente incerto. Si evolve troppo rapidamente. Sono arrivato alla conclusione che la maggior parte delle cose che avrei studiato a medicina un llm ben allenato le avrebbe potute svolgere molto meglio, in molto meno tempo. Avrei passato anni e anni a studiare cose solo per controllare che il chatGPT di turno non avesse allucinato. Avevo bisogno di qualcosa di molto più pratico, e in tempi più brevi dei 10 anni caratteristici della professione.
L'ambiente intorno a me era poco stimolante. Si studiava principalmente in modo individuale. Lo scambio di opinioni, idee, progetti, era limitato. Molte persone a medicina, almeno nella sede in cui studiavo - uniTO - si sentivano superiori, solo perché erano riusciti ad entrare. Molti studenti si trovavano a studiare all'ultimo, solo per passare l'esame. Pochi erano veramente innamorati dello studio, della materia. Per alcuni, studiare medicina era addirittura diventato un parcheggio. NON è mia intenzione generalizzare, anzi, sono sicuro che alcuni erano lì per i motivi giusti. Ma in generale, non mi è piaciuto molto l'ambiente. L'ho trovato anche abbastanza "giudicante" (e ho rivisto quell'omologazione che avevo trovato al liceo. Non ho trovato facilmente persone che avessero passioni forti o interessi al di fuori dell'andare a ballare. Sono forse strano io?).
Collegato al punto precedente, posso affermare che medicina, per sua natura, permette poco lo studio condiviso. Pagine e pagine da ingurgitare, sotto le luci artificiali delle lampade della tua cameretta. Ho bisogno di parlare con altre persone di quello che sto studiando, facendo esercizi insieme, ricercando la sfida. Questo era strutturalmente difficile.
Allo stesso tempo però, le lezioni sono obbligatorie, e non riuscivo a sopportarlo. I nostri stessi docenti affermavano che preferivano studiare da soli, a casa. Io stesso ritenevo molte lezioni inefficienti o inefficaci. Spesso quello che si riusciva a fare in in 2 ore di lezione era fattibile, con un grado di approfondimento maggiore, in un ora di studio serrato a casa. Non mi piaceva per nulla DOVER andare a tutte le lezioni, indiscriminatamente.
Non sono mai stato davvero sicuro della scelta, e non mi sono mai visto medico o ricercatore. Sebbene adorassi - e continuo ad adorare - fare diagnosi. Mi piaceva poter dire ai miei amici o ai miei familiari i motivi per cui si sentissero più stanchi del solito, leggere gli esami del sangue o ipotizzare disfunzioni qua e là. Spesso ci prendevo anche (nel mio piccolo).
Non dava spazio ai miei mille hobby. Quando studiavo, mi rendevo conto che non ero disposto a tagliare argomenti di studio per dedicare tempo ad altro. Non sarei riuscito a convivere con l'idea di essere un medico peggiore per aver visto un film in più.
Sarei probabilmente finito a fare una specializzazione che non mi avrebbe appassionato o interessato (statisticamente parlando).
Ho ritenuto utile fermarmi un attimo per esplorare il divario tra "come mi vedevano gli altri" e "come mi vedevo io".
6+ anni di medicina significavano 6+ anni non passati a esplorare altre strade.
Forse non sarebbe stato facile per me, nel lavoro, non portarmelo a casa (peso emotivo di persone che stanno male).
Dal punto di vista prettamente lavorativo, i turni sono massacranti e l'ambiente di lavoro è particolarmente pesante. Non so perché quando ho scelto medicina pensavo che ce l'avrei fatta, ma solo dopo ci ho riflettuto parlando tanto con chi quel lavoro lo fa, ogni giorno.
Nel prossimo articolo vedremo come e perché sono finito a scegliere di fare ingegneria informatica al politecnico.